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Percorsi di cultura ebraica

Musei e luoghi interessati [I]La Sinagoga e l'antico ghetto di Modena [/I] Il tessuto urbano di Modena conserva tracce dell'antico ghetto, isituito dal duca Francesco I d'Este nel 1638 e definitivamente abolito nel 1859, con l'annessione del Ducato allo Stato piemontese. Esso si attestava nel quadrilatero compreso tra la via Emilia a nord, la via Taglio a sud, il lato occidentale di vicolo Squallore e quello orientale di via Torre. Includeva pertanto l'area di piazza Mazzini, creatasi con l'abbattimento di un intero isolato nel 1904-5, e di lì a poco qualificata dalle belle facciate dei palazzi che sostituirono le modestissime case porticate, risalenti al Medioevo. A suggestivo fondale della nuova piazza - che in un primo tempo fu chiamata, emblematicamente, della Libertà - venne a trovarsi la Sinagoga, sorta dal 1869 e inaugurata il 19 dicembre 1873. Su progetto del modenese Ludovico Maglietta, allievo del noto architetto Cesare Costa, la Sinagoga sviluppa temi neorinascimentali, neoclassici ed esotici in uno stile eclettico che privilegia il cromatismo delle superfici e il commento decorativo, con una sensibilità di gusto scenografico. Solenne e grandiosa nel panorama urbano, è una delle più interessanti Sinagoghe "dell'emancipazione", metafora dell'affermarsi delle libertà e dei diritti civili. Testimonianze dell'edilizia del ghetto si rinvengono nelle due strade che fiancheggiano la Sinagoga: le vie Blasia e Coltellini, con un'architettura "minore", sviluppata in altezza a causa dell'esiguità dello spazio. In particolare, in via Coltellini, al n. 25, la facciata conserva antichi sporti e un ampio portale carrabile che collega le due ali dell'edificio ritagliando una corte interna; al n. 20 è visibile il sovrapporsi di ballatoi e scale attorno a un piccolo cortile, in una prassi costruttiva spontanea, soffocata dalla ristrettezza di spazi. In via Blasia rimane un paracarro, addossato a un edificio, con un frammento del cardine del portone che di notte chiudeva questo accesso al ghetto. [I]I luoghi ebraici di Carpi[/I] Carpi, già sede di un'importante comunità ebraica, conserva due Sinagoghe. La prima, fra le più antiche in Emilia, venne costruita nel 1722, su progetto del modenese Lucenti, sul tetto del Portico del Grano, edificio rinascimentale ideato da baldassarre Peruzzi, a fronte del Palazzo Comunale. La seconda Sinagoga sorge nella retrostante via Giulio Rovighi, già contrada del Ghetto, istituito nel 1719 chiudendo le due estremità della strada con portoni. Questa Sinagoga fu realizzata dal 1859 al '61, su disegno di Achille Sammarini, protagonista dell'architettura carpigiana del secondo '800; oltre il portale, in eclettico stile neorinascimentale, una scala marmorea a gradini concavi conduce nel Tempio - chiuso nel 1922 - con decorazioni pittoriche e in scagliola di gusto classicistico dovute a Ferdinando Manzini, Gaetano Venturi e Antonio Bernasconi; rimangono inoltre la struttura dell'antico [I]Aron[/I] - l'armadio sacro per i rotoli della [I]Torah[/I] -, la balaustrata a pilastrini e il matroneo. In via Cimitero Istraelitico si trova il Cimitero ebraico, costruito nel 1825, con lapidi marmoree ottocentesche. Luoghi legati alla memoria dell'Olocausto sono il Museo Monumento al Deportato e l'ex Campo di Fossoli. [I]Presenze ebraiche a Finale Emilia[/I] Finale Emilia, già porto del Ducato Estense e polo commerciale grazie al fiume Panaro "della Lunga" che fino al 1881 ne attraversava il centro urbano, conserva le tracce dell'insediamento di una prospera comunità ebraica, giuntavi nel 1541. Il quartiere ebraico, con la Sinagoga, era ubicato nell'odierna via Morandi. Il Museo Civico, Sezione del Territorio, espone uno spettacolare plastico, lungo oltre 16 m., che ricostruisce il corso principale della Finale del '700, ancora percorsa dal Panaro, tra le due file di porticati, con i fondaci e la zona del ghetto. Una sezione illustra l'importanza della comunità ebraica nella società finalese, attraverso documenti sul ghetto, sulla Sinagoga e sul cimitero, e reperti come la lapide settecentesca del rabbino Salomone Levi e un lavello seicentesco in marmo rosso proveniente dal Cimitero ebraico. Il Cimitero, suggestiva testimonianza della comunità finalese, racchiude circa una sessantina di sepolture, le più antiche - ventidue - con lapidi incise in ebraico e una in aramaico, alcune scolpite con notevoli decorazioni, simboli e scudi nobiliari. la lapide più antica sinora recuperata è datata al 1585. Fuori provincia si consiglia: [I]Museo Ebraico di Bologna[/I] via Valdonica 1/5 - 40126 Bologna tel. 051 291 1280 / 051 656 9003 ingresso a pagamento Lettura consigliata ai ragazzi per i riferimenti alla storia del territorio: M.Debbia, M.Luppi, [I]Tutti salvi. La vicenda dei ragazzi ebrei di Villa Emma, Nonantola 1942-'43[/I], Modena 2002





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